sabato 7 novembre 2009

Agriturismo Cassetta - San Giuliano del Sannio - Campobasso

Siamo in un fine settimana di ottobre e partendo da Roma il tempo non è dei migliori. La nostra destinazione è il Molise, regione sconosciuta al sottoscritto e dopo questo fine settimana, conosciuta un pochino e con la voglia di approfondire le bellezze di questi luoghi.
Ma dove andiamo a dormire? A San Giuliano del Sannio, che si trova a poco più di dieci chilometri da Campobasso. In questo piccolo comune è l'unico agriturismo, per cui la scelta è ristretta, però è una bella scelta, perchè è tenuto molto bene ed è pulito.
Insomma l'agriturismo Cassetta è stata una piacevole sorpresa, sia per il bel panorama che regala, che per la gentilezza dei titolari e di coloro che vi lavorano.
Anche il rapporto qualità/prezzo non è male, abbiamo pagato 30 euro a testa , compresa prima colazione. Forse l'unico appunto è relativo al bambino, in quanto paga lo stesso prezzo di un adulto, ma ormai ho notato che più ci spingiamo verso il sud, meno è marcata , a livello turistico, la sensibilità verso i piccoli.
La nostra stanza si trova al primo piano e si tratta di una matrimoniale con due lettini singoli, anche se a noi ne serviva soltanto uno. La stanza è abbastanza grande, con un finestra con scuri che affaccia sulla valle, regalando un bel panorama , soprattutto al mattino con le nuvole basse.
Il tutto è molto ben tenuto e soprattutto pulito.
All'interno troviamo un armadio, la televisione , tre comodini, una poltrona , una scrivania e il bagno accessoriato con il minimo indispensabile, ma senza phon.
Il design è molto spartano, cioè senza fronzoli , insomma improntato alla sostanza.
Si vede che si tratta di un'antica casa rimessa a nuovo da non molto tempo. L'esterno della struttura è pulito e tirato a lucido. Anche gli spazi adiacenti sono curati, soprattutto il lungo viale che immette al parcheggio e che porta alle scale che conducono all'ingresso dell'agriturismo.
Appena siamo arrivati, ci ha accolti la titolare della struttura, la quale ci ha offerto dei dolcetti fatti da loro, in quanto all'interno c'è anche un ristorante. Ci ha accompagnati nelle nostre stanze e ha registrato i documenti.
Il bar è ben fornito e serve un ottimo caffè locale, di cui non ricordo la marca, ma che ho visto sponsorizzato in tutto il Molise. Sono disponibili svariati tipi di bevande alcoliche e analcoliche.
Per esempio la nostra colazione, è stata a base di caffè, cappuccino, te e dolcetti fatti in casa, con l'aggiunta di nutella e fette biscottate, insomma una colazione continentale e ricca di calorie, oltre che di alimenti.
Come dicevo precedentemante il panorama è bellissimo, tra le nuvole basse al mattino e il sole che si insinua tra le montagne circostanti, sembra di vedere una cartolina. E tutto questo ci porta alla tranquillità del posto, un posto in cui è d'obbligo rimanere un pò di tempo per ricaricare le pile. La tranquillità e lo stile di vita improntato alla serenità, servirebbero soprattutto ai cittadini come me, abituati al traffico impazzito di una metropoli come Roma e ha un'aria divenuta ormai irrespirabile.
Ecco l'agriturismo Cassetta, serve a rilassarsi e a riscoprire gli antichi rumori o silenzi, della vita di qualche tempo fa.
Come avrete capito lo consiglio vivamente.

giovedì 22 ottobre 2009

Il vagabondo delle stelle - Jack london

Questo libro mi è stato segnalato e devo dire, che se anche non rientra tra i miei tipi preferiti di letture, è stata veramente un'ottima scelta e di conseguenza un'ottima segnalazione. Non è un libro da leggere sotto l'ombrellone, anche perché le condizioni meteorologiche attuali non lo permettono, ma soprattutto per l'alto valore che trasmette.
Questa è l'ultima opera scritta da Jack London, un'autobiografia che vede le sue radici dal momento in cui fu arrestato all'inizio del secolo , in quanto senza fissa dimora partecipava a delle manifestazioni di protesta negli Stati Uniti. Il racconto , scritto nel 1915, è ambientato nel 1913.
E' un libro che trasmette sensazioni particolari, che fa tornare in mente a chi lo legge , situazioni che si vivono e che sembrano già state vissute. In fin dei conti, a chi non è mai capitato di dire “questa situazione mi sembra di averla già vissuta in precedenza”. Ecco è questo che ha voluto dimostrare lo scrittore, che comunque ognuno di noi ha vissuto delle vite precedenti e di conseguenza attimi di vita che si ripetono nel tempo.
La storia prende spunto da un fatto veramente accaduto nel penitenziario di San Quentin e tratta della difficile vita carceraria che si viveva in quel momento storico. Lo scopo dello scrittore, il quale è poi riuscito nel proprio intento, era quello di ridurre la pena del suo amico Ed Morrel, veramente esistito, come d'altronde Jake Oppenheimer e Darrel Standing, il suo personaggio nel racconto.
La voce parlante, nonché personaggio principale della storia è Darrel Standing, il quale si trova rinchiuso nel carcere di San Quentin in seguito all'omicidio da lui commesso nei confronti del professor Haskell. Omicidio commesso e subito ammesso. Per questo reato fu condannato all'ergastolo, ma successivamente, incastrato da un altro recluso, fu condannato alla pena di morte per impiccagione.
E proprio a causa di questa condanna a morte , ha passato gli ultimi cinque anni della sua esistenza nella totale oscurità di un isolamento , detto morte vivente, in cui oltre che vagare nei luoghi più sperduti dell'universo, ha viaggiato anche nel tempo. Da qui “Il vagabondo delle stelle “.
Il racconto intreccia momenti di prigionia, soprattutto che rievocano i momenti più duri, quelli con la camicia di forza, con il suo vagare nel tempo. Con personaggi che una volta combattono, un'altra volta si ritrovano su un'isola sperduta, un'altra ancora , un'altra sono presenti durante la crocifissione di Gesù Cristo, insomma il suo è un vagare a 360°. E comunque, non mancherà mai il sorriso sul volto di Darrel, quel sorriso che era un inno alla vita, una vita che nessuno e chiunque in alcun modo avrebbe potuto mai distruggere, neanche con la pena capitale.
“La morte non esiste, la vita è spirito e lo spirito non può morire. Solo lo spirito, nella sua ascesa verso la luce, resiste e continua a crescere su se stesso in virtù di successive e infinite incarnazioni. Cosa sarò quando tornerò a vivere? Chissà. Chissà...”
Non vado avanti e non entro nei particolari , in quanto non voglio togliere nulla alla stupenda stesura di questo libro. Però una cosa va evidenziata, cioè che questo scritto è anche una forte denuncia contro la pena di morte, contro coloro che ancora accettano questo vile comportamento da parte di autorità che talvolta si ergono a paladini della democrazia.
Sono sicuro che se avrete la fortuna e la voglia di leggere con cura questo libro, dentro di voi ci saranno riflessioni a cui il vostro animo non potrà sottrarsi.

martedì 13 ottobre 2009

Sito archeologico dell'antica città di Saepinum - Campobasso - Italia

Il caso ha voluto che una nota trasmissione della Terza Rete Rai, ne parlasse subito dopo che avevamo deciso di andare a Saepinum. La trasmissione era Presa Diretta e devo dire che andando di persona sono rimasto esterrefatto della bellezza di questo sito archeologico e di come , ancora oggi, non sia possibile poter visitare tutto ciò che in realtà è ancora da scoprire. All'interno del complesso archeologico che ospita l'antica Saepinum, ci vivono persone che da secoli sono proprietari di appezzamenti e dove, sui resti dell'antica città, hanno costruito le loro dimore. Lo Stato non è in grado di espropriare questi appezzamenti , in quanto non ci sono i soldi. Ma non andiamo oltre, perchè c'è un solo modo per poter migliorare la situazione, cioè far conoscere a più persone possibili l'esistenza del sito archeologico di Altilia o dell'antica Saepinum.
Noi siamo stati veramente fortunati, perchè abbiamo avuto durante la nostra visita una guida competente e appassionata, cioè Giovanna, una archeologa giovane e simpatica.
Appena arrivati noto che il sito è poco pubblicizzato e rimango basito nel vedere tutte queste bellezze , lasciate un po' all'incuria.
Ma passiamo alla storia della città di Saepinum e a cercare di capire meglio come funzionava questo piccolo centro.
Come in tutte le città romane che si rispettino, troviamo all'interno di essa il teatro, le terme, il foro e ciò che resta delle abitazioni.
Saepinum è un cento di pianura, che si trova alle falde del Matese e che sbocca sulla Valle del Tammaro. La città è luogo di scambio all'incrocio di due assi stradali, uno di fondovalle, l'altro montano e collinare. Insomma pensate ad un grande incrocio e su questo incrocio cominciò a nascere Saepinum. Infatti sembra che il nome Saepinum derivi da Saepio, che significa recinto, insomma indica un luogo ove venivano ricoverate le greggi a scopo di scambio, una sorta di mercato all'aperto.
Il maggior splendore economico e non solo, si ebbe durante l'epoca augustea. Infatti in questo periodo vennero edificati tutti i maggiori edifici. Il complesso delle mura delle porte e delle torri, fu ispirata da Augusto stesso. La costruzione della cinta, permetteva una maggiore sicurezza al municipio di Sepino, da eventuali attacchi esterni. La cinta muraria, non aveva il solo scopo difensivo, ma aveva anche la necessità di conferire al municipio dignità urbana. Per esempio le porte , che sembravano archi trionfali, erano ornate, per esempio, da statue di prigionieri incatenati. L'unica porta ancora integra in parte , è quella di Bojano, sulla quale è possibile salire fino in cima per mezzo di una scala laterale e da dove si ha un'intera panoramica di Antilia.
Le torri , che erano parte integrante della cinta stessa, erano di pianta circolare, distanti tra loro circa 30 metri, mentre altre due, a pianta ottagonale, si trovano nei punti più visibili e comunque speculari fra loro. Ho visto una di queste torri, che è attualmente parte integrante, con un gregge di pecore e un recinto per galline e galli. Insomma vedere la nostra storia adibita a deposito ovino, è veramente mostruoso.
Il teatro è l'edificio più monumentale dell'antica Saepinum e si trova nella parte della città a ridosso delle mura di cinta. Prima di addentrarci nel teatro, vi parlo un pochino della postierla del teatro, che aveva lo scopo di incanalare il traffico pedonale da e per il teatro. Si trattava di un varco, ancora oggi visibile in parte, largo appena 210 centimetri e si presume che avesse una copertura, che purtroppo oggi non c'è più. Il nome è indicativo di un varco molto ridotto.
Entrando si notano ancora l'orchestra, l'ima e la media cava, mentre è rimasto ben poco per ciò che riguarda la summa cavea e la scaena, cioè il palco. Le comunicazioni con l'orchestra avvenivano attraverso le Parodoi, che erano dei corridoi compresi tra le parti dell'edificio scenico e il muro di cinta.
L'orchestra che si estende fino alla fronte del proscenio, simile, come forma, ad un ferro di cavallo, ha ancora intatta la pavimentazione originale.
L'ima cavea si differenzia dalla media cavea per la presenza di un corridoio semicircolare , ove nella parte inferiore era situato il condotto fognante che serviva per lo smaltimento delle acque piovane. Chi sedeva nell'ima aveva il privilegio di disporre di seggi portatili e comunque le postazioni si trovavano più in basso rispetto alle altre gradinate in quanto destinate a persone di elevato ceto sociale, tipo magistrati, augustali, ecc.
Della madia cavea sono visibili parte delle gradinate e il corridoio interno che serviva per immettersi nei posti a sedere, detto vomitoria. Comunque ai lati della media cavea si trovavano delle gradinate che permettevano più facilmente l'accesso alle stesse.
La summa cavea, di cui è rimasto ben poco, era la parte di seduta destinata al popolo, ove era possibile accedere per mezzo delle gradinate laterali e per mezzo di porticine arcuate , che si trovavano sul corridoio esterno.
La scaena, cioè l'impianto scenico, è strutturalmente un elemento a se stante. La lunghezza era quelle della cavea, ma nella parte anteriore c'era il palcoscenico destinato alle rappresentazioni, mentre in quella posteriore c'era il frontescena., il quale serviva sia da sfondo alle rappresentazioni che funzioni di servizio. Probabilmente era presente uno scenario mobile.
Alle spalle della scaena, si trovava il complesso campus, piscina, porticus, che fu edificato a spese di Erennio Obelliano. Il portico aveva la funzione di ospitare coloro che assistevano agli spettacoli, nel momento in cui iniziava a piovere, mentre il campus era adibito a luogo per esercitazioni ginniche.
Chi si trova a visitare questo luogo, stupendo a dir poco, per ciò che ha rappresentato e per quello che riesce a trasmettere a coloro che hanno la fortuna di arrivare fin qui , non può fare a meno di non visitare il Museo Archeologico Vittoriano, a fronte di una spesa d'ingresso di due euro, vedrete cose veramente interessanti.
Ma continuiamo il nostro viaggio e arriviamo alla piazza della città, cioè il forum, ove si svolgevano le attività commerciali e tutte le attività che servivano per il buon andamento del municipio. Dell'originaria perimetrazione architettonica non c'è più nulla, salvo qualche piccolo resto.
Per concludere , continuo a dire che è stupefacente ciò che abbiamo e come non riusciamo a sfruttarlo. Abbiamo vari tesori nella nostra penisola, eppure mi è toccato vedere, che dove una volta regnava l'antica Roma, ora ci sono coltivazioni di vario genere, tra pecore e galline.

venerdì 2 ottobre 2009

L'Anguilla Ubriaca - Anguillara Sabazia - Roma


Dunque prima di tutto è d'obbligo un chiarimento. Cosa è la Centeuri Soccer Club? E' la squadra di calcio a otto, in cui gioco e il mio ruolo è il portiere. Ogni inizio di anno sportivo, per cui sempre nel mese di Settembre, si organizza la cena sociale, a cui partecipano tutti i soci, cioè coloro che giocano nella squadra. Quest'anno abbiamo deciso di provare la cucina, dietro consiglio di Don Lurio, capitano della squadra, dell'Anguilla Ubriaca. E meno male che abbiamo seguito il suo consiglio, perchè altrimenti avremmo perso il piacere di gustare una cucina veramente particolare, una cucina salutistica. I nostri complimenti vanno allo Chef, perchè abbiamo mangiato eccellentemente e anche la scelta dei vini è stata azzeccata. Un informazione, chi ama i piatti tradizionali, tipo fettuccine, bistecca, patatine, insalata e così via, è meglio che non vada a mangiare all'Anguilla Ubriaca, perchè questo è un luogo per cultori del buon mangiare e la Centeuri è tanto brava sui campi di calcio, quanto con i piedi sotto il tavolino.
Dunque la serata è ottima, c'è una fresca brezza che arrivava dall'antistante lago di Bracciano e noi ci accingiamo ad entrare e passare una serata memorabile.
Il locale si trova a circa 25 chilometri da Roma, precisamente ad Anguillara Sabazia, ove oltre a visitare il suo centro storico è possibile fare una passeggiata sul lungolago. Ma torniamo alla nostra cena. Appena entrati, ci aspettava un prosecco con degli stuzzichini vari, tra cui bruschettine con zucca e composta di cipolla o pomodorini estirpati dei semi e peperoni. Dopo questo breve aperitivo, ci sediamo nella saletta a noi dedicata. L'ambiente è molto soft, con una musica italiana in sottofondo, che non disturba , anzi aiuta a rilassarsi e colloquiare tra un pasto e l'altro. La sommelier ci presenta il primo vino della serata, uno chardonnay bianco del Lazio. Molto gradevole e amabile, che si è sposato molto bene con il primo antipasto, cioè Sgombro con patate in salsa di uova e senape rustica. Molte parole e anche molti fatti, nel senso che la lunga descrizione è sinonimo di ottima cucina, almeno nel caso in questione. Dopo aver assaporato questa delizia, passiamo al secondo antipasto, si tratta di Capasanta saltata e trancio di pesce spada grigliato in semi di papavero. Vi assicuro mai mangiato un pesce spada così buono, delicato e saporitissimo, che richiama alla mente la pubblicità di un noto tonno "si taglia con un grissino". A questo punto, passiamo a uno dei due primi, con la sommelier che ci propone un altro bianco, della stessa casa vinicola, ma con una gradazione leggermente maggiore e con retrogusto sapido. Ecco arrivare il Cuscus di Kamut con ceci, frutti di mare e pesce di lago. Notare che per il sottoscritto è stato preparato senza ceci, per cui questa è un'altra nota di merito per lo chef e per i suoi collaboratori. A seguire abbiamo Fusilli giganti di Kamut con calamari al limone e asparagi. Signore e signori, due primi piatti da Oscar, veramente gustosi e delicati nelle stesso momento. Ora una piccola pausa per spiegare quanto è durata questa cena, cioè dalle 21 fino all'una e trenta di notte. Tutto questo tempo, perchè ogni piatto non è preparato in precedenza, ma è tutto cotto all'istante. Si pensi che se si decide di prendere un risotto l'attesa è abbastanza lunga, ma è relativa al periodo di cottura dello stesso e al tempo di riposo che necessita per la buona riuscita del piatto. Logicamente la durata lunga nel nostro caso, è dipesa anche dalle chiacchiere e dalle risate. Ma non mi voglio dilungare e vi narro i secondi piatti , partendo dai Gamberoni alla piastra con patate fritte, ma con una frittura molto particolare e arrivando al secondo piatto, cioè il Tonno palamido al pistacchio di bronte. Io non sono assolutamente in grado di dire quale dei due era migliore rispetto all'altro. Due pietanze semplicemente gradevoli, con i gamberoni già sgusciati e il tonno spettacolare. Tutto veramente perfetto, dalla cucina, al servizio, alla clientela, non so cosa scrivere di più. Giusto mancano ancora i dolci all'appello. Siamo partiti da una mousse al cioccolato e rum con frutti di bosco, per terminare con una pallina di gelato alla soia al gusto di crema servita su amaretto e guarnita con dell'ananas tagliato a fettine sottili.
Un 'ottima grappa affinata in barrique ha chiuso la serata.
Una serata veramente speciale, che oltre a farci ritrovare come gruppo sportivo, ci ha dato modo di provare questa cucina, superlativa a dir poco.
Che dire, che non siete appassionati di cibo e invece lo siete di calcio, potete seguire le nostre gesta su centeurisoccerclub.blogspot.com.

giovedì 24 settembre 2009

Aeroporto Leonardo da Vinci - Ritiro bagagli -



11 Settembre 2009 ore 14,30, circa, Terminal A, Aeroporto Leonardo da Vinci, Roma. Mi devo imbarcare con la mia famiglia per la città di Palermo, così espleto tutti i doveri per imbarcarmi e dopo aver preso un caffè, con calma mi reco al gate di imbarco. Siamo alle partenze nazionali e mentre mi avvio al mio imbarco, affacciandomi noto che una valigia, cioè quella in foto, è abbandonata nel bel mezzo dello scalo. Proprio in quel momento, arriva un furgoncino che trasporta i bagagli di un aereo appena arrivato. Mentre cammina, perde una valigia, proprio all'altezza di dove si trova l'altra (chissà da quanto tempo si trova li).L'omino del mezzo fortunatamente si accorge della perdita del bagaglio, lo rimette a posto, ma l'altra valigia sempre li rimane. Noto con stupore che accanto a quella valigia, passano molti automezzi, in quanto si trova in prossimità di uno stop e parecchio personale dell'aeroporto. Riflettendo con mia moglie, penso a tutti i problemi che hai quando ti perdono una valigia e a tutti quelli che ci sono stati durante il mese di agosto, relativamente al ritiro degli stessi. Passano circa 90 minuti e dopo aver varcato il gate di imbarco, saliamo sul pullman che ci porta all'aereo della Blu-Express. Il pullman è a pochi metri da quella valigia, ancora li, senza che nessuno si sia preso la briga di spostarla e metterla in un luogo più sicuro. Il tragitto con il pullman per arrivare all'aereo è abbastanza lungo e con stupore della maggiore parte di coloro che sono sul mezzo, si notano circa 10 valigie abbandonate. Ma possibile che se cadono dai mezzi che le trasportano nessuno le raccoglie? E' così complicato essere un pò più civili e cercare di pensare a quale danno si procura a coloro che non ritrovano la loro valigia? In una valigia ci possono essere, oltre ai capi di abbigliamento, tanti di quei ricordi, che una volta persi, non ritornano più.

lunedì 21 settembre 2009

The River - Inverness - Scozia

Sembra semplice mangiare in Scozia, nel senso trovare posti liberi per sedersi e mangiare. Invece non è affatto così , tanto che siamo arrivati in questo ristorante, che si trova sulle rive del fiume Ness, dopo aver ricevuto non disponibilità di posti a sedere in altri tre locali. Arrivati davanti al River, siamo entrati e ci hanno chiesto di attendere 10 minuti, in quanto avevano necessità di prepararci il tavolo. Il tutto molto cordiale e con un non so che di serata molto positiva. Nel frattempo aspettavamo fuori e il magnifico sottofondo dei gabbiani, ci teneva compagnia. Di Inverness, oltre alle sue bellezze, mi rimarranno impressi, per sempre, i suoi rumori, cioè quelli dei gabbiani e le sue lepri, che passeggiano tranquillamente nei pressi del Castello. E' una realtà bellissima , che ti rimane dentro. Ma torniamo a noi e al tavolo pronto, apparecchiato con cura e sapienza.
Entrando si nota che l'arredamento è molto semplice, ma segue il filo logico del buon gusto, come quello che proveremo assaggiando i loro piatti, di li a poco. Non ci sono uomini che servono, ma solo donne e precisamente ragazze. Hanno un occhio di riguardo per Jacopo, è il cucciolotto del gruppo. Ci portano il menù e ordiniamo subito da bere, le due classiche bottiglie di acqua, una naturale e una gassata e stasera, dando fiducia al posto, scegliamo un vino bianco della casa che arriva a 11 gradi alcolici. Quando siamo all'estero non manchiamo mai di assaggiare le zuppe del luogo. Stasera ne propongono due, una che non rientra tra i miei gusti, cioè una zuppa vegetale con ceci e l'altra invece molto interessante, cioè una zuppa di piselli e menta. Io e Jacopo abbiamo optato per quest'ultima, gli altri si sono diretti verso la vegetale. Devo dire che piselli e menta è veramente un mix azzeccato e da riprovare a casa. Molto buona, a dir loro, anche quella di vegetali. Qui ci vuole un chiarimento, a me i ceci non piacciono, ecco svelato l'arcano. Tra le zuppe e il resto della cena , c'è una breve pausa e guardando dalla vetrate che si affaccia sul lungofiume, notiamo che anche se sono le nove e trenta, il sole è ancora alto e l'estate sembra non finire mai. Ho capito, torniamo alla cena e alle nostre successive scelte. Carla opta per un primo piatto, molto gustoso e ricco di ingredienti. Prende un risotto con gamberi, cozze, panna e limone. Delicato e gustoso, un piatto che cattura il mio sguardo e anche un mio discreto assaggio. Jacopo per non smentirsi, sceglie anche lui un primo, cioè una lasagna con verdure e formaggio fuso. Devo dire di non averla assaggiata, ma il fatto che il piatto è tornato indietro pulito, significa che è stato gradito. Marcolino , gia dal menù, aveva adocchiato la papera(duck) e la sua scelta non è cambiata. Viene servita con verdure grigliate, scalogno e composta di cipolle rosse. Molto ma molto buona, sia a dire di Marcolino che a dire mio che l'ho assaggiata. Invece io ho scelto un tipico taglio di carne scozzese , il sirloin. Fino ad ora lo avevo sempre mangiato tipo bistecca, invece mi è stato proposto tipo spezzatino dentro un cestino di pasta di filo, mantecato con vegetali bolliti. Già la presentazione valeva il biglietto, ma il sapore valeva molto di più. Che bella cena, che bella atmosfera. E si , perchè il locale è frequentato da qualche turista, ma soprattutto da gente del luogo e da coppiette, che cenano in modo molto romantico. Allora prima il dolce e poi il caffè. Da notare che i caffè saranno due, mentre i dolci ammonteranno a tre, cioè le signore più il piccolo Jacopo. Per dolce viene servita una meringa al cocco e toffee, con crema liquida, accidenti che prelibatezza e in alternativa un cheesecake con cioccolata bianca e crema liquida. Devo dire che la scelta tra il più buono dei due è stata ardua, per cui è stato assegnato un punteggio di parità, elevato al top. Il caffè è quello del luogo, leggermente lungo, per cui senza voto.
Una cena perfetta, un ambiente che ti mette a tuo agio e che ti invoglia a tornare. Le ragazze che servono ai tavoli e prendono le comande, sono gentilissime. Ci hanno fatto una foto di tutti noi in ricordo della bella serata e dietro il conto ci hanno lasciato scritto un bel Thank You. A proposito, meno di 20 sterline a testa, poco più di 23 euro. Un rapporto qualità/prezzo semplicemente perfetto.
Un unico rammarico, esserci stati solo una sera , perchè meritava il bis.

mercoledì 16 settembre 2009

Skippers Seafood Bistro' - Edimburgo - Scozia

Metti una sera a cena cinque italiani e quando finiscono hanno la netta percezione di aver provato uno dei ristoranti più buoni e simpatici degli ultimi tempi. Metto anche la parola simpatici, perchè il servizio è stato piacevole a dir poco, grazie a Andres il cameriere spagnolo , che parlava un pò italiano, il quale ci ha servito con solerzia e simpatia. Però bisogna fare un passo indietro, cioè a circa un'ora predente al nostro approdo in questo bistrò. Leggendo qua e la e consultando le guide, i ristoranti che avevamo selezionato erano tutti pieni. Allora cominciamo ad affidarci al nostro fiuto, che ci porta ad un bel ristorantino vicino al porto. Dapprima una ragazza ci dice che è possibile cenare, poi , la stessa, scusandosi a dismisura ci spiega che non era più possibile. Però , dato che a Edimburgo si parla molto di Angeli, noi ne abbiamo trovato uno. Infatti , molto gentilmente, è stata proprio lei ad indirizzarci allo Skippers. Ecco, anche se un pò forzatamente, quella sera ad Edimburgo anche noi abbiamo trovato il nostro piccolo angelo culinario.
Dunque con le indicazioni della ragazza in cinque minuti arriviamo al locale. Entriamo e la sensazione è molto bella. Sembra di essere tornati in uno dei bistrò di Parigi, quelli che hanno reso la capitale francese la mia preferita. Ma torniamo alla serata e al fatto che ci hanno fatto subito accomodare, senza batter ciglio. Certo questo è risultato un pò strano, rispetto agli altri locali pieni. Prendiamo subito due bottiglie di acqua e proviamo il bagno, piccolo e pulito. Arrivano i menù e scopriamo che dato che si festeggia il trentennale del locale, c'è il "celebrating 30 years", che permette di prendere due piatti ,a base di pesce, per sole 19,79 sterline. La scelta ricade fra 11 piatti a scelta e tutti preparati con pesce scozzese. Non mi dilungo fra tutti i piatti scelti, che comunque abbiamo accompagnato con un ottimo vino bianco del Sudafrica, però ce ne è qualcuno che merita di essere menzionato, sia per la sua presentazione, ma soprattutto per la sua bontà. Vorrei iniziare con il piatto che ha preso Jacopo, un qualcosa che mai avrei immaginato accadesse. Ha preso "Haggis, neeps & tatties whit an Arran mustard and whisky cream". Dunque devo spiegare che l'haggis è il piatto tipico scozzese. Ma di cosa si tratta? Semplicemente di interiora dell'animale. Generalmente si parla di haggis di carne, in questo caso erano di pesce. Mi credete se vi dico che quel piatto era semplicemente fantastico? Io ne assaggiato un pochino e ho fatto appena in tempo, perchè si è volatilizzato nel breve volgere di qualche minuto. Altro piatto degno di attenzione è stato quello che ho preso io, cioè
" Orkney rollmop herring with dressed leaves and a shallot and orange compote". Trattasi di aringa delle Orcadi, rivestita di scalogno e composta di arancio. Che splendido abbinamento e una freschezza piacevolissima. E cosa dire del "Grilled fillet of Loch Duart salmon served whit wilted spinach and salsa verde"? niente di più che è stato molto apprezzato da noi tutti. Si perchè alla fine abbiamo assaggiato un pò di tutto. Però , per la presentazione, il top va a quello che ha preso Marcolino, cioè "Whole roasted sea bream with a crayfish tail, sun-blushed tomato and basil stuffing". Splendida orata, guarnita con ciuffo di basilico e che al suo interno aveva gamberi e pomodorini. Un sapore delicato e leggermente fortificato grazie ai pomodorini. Non dimentico la frittura, ottima anche quella. Passiamo ai dolci che sono stati presi dalle signore e da Jacopo. Buona la torta al limone, ma il migliore, è stato la crema catalana, a dire di mia moglie, la migliore mangiata in assoluto, Catalogna compresa. Siamo in Scozia e allora io e Marcolino, invece del dolce, ci buttiamo sul whisky, per me un Glenkichie invecchiato 10 anni, mentre Marcolino opta per Isle of Jura. Il mio più delicato, il suo abbastanza affumicato. Per che si intende di whisky sa di cosa parlo. Però c'è la sorpresina finale, cioè il caffè. Logicamente il caffè niente di speciale, almeno per i nostri gusti, però viene accompagnato con dei biscottini alla lavanda. Che sensazione particolare, io la lavanda la vedo, anzi la sento, come deodorante e invece è ottima anche nei biscottini. E alla fine arriva il conto, che rispecchia un ottimo rapporto qualità/prezzo, cioè 35 sterline a testa e se è tutto a base di pesce, ci si deve stare per forza.
Insomma , questa era l'ultima sera a Edimburgo, poi saremmo partiti per Inverness e la chiusura è stata delle migliori.
Se andate a Edimburgo non dimenticate questo bistrò , chiedete di Andres e salutatelo da parte nostra.

giovedì 27 agosto 2009

Il silenzio dei chiostri - Alicia Gimenez-Bartlett

L'autrice di questo libro è Alicia Gimenez-Bartlett, è nata a Almansa e vive a Barcellona.E' la creatrice della serie letteraria dedicata all'Ispettore Petra Delicato. Nel 2006 e nel 2008 ha vinto due premi letterari, il Premio Piemonte il Raymond Chandler Award a Courmayer.
Il silenzio dei chiostri, tratta della incredibile indagine portata avanti dall'Ispettore Petra Delicato e dal vice Garzon Fermin. Cosa hanno in comune i due personaggi? in comune hanno il rispettivo matrimonio, che ha cambiato entrambi, anche se per Petra si tratta del terzo tentativo. Nella storia fa da contrappunto la durezza di Petra e la difficoltà di poter interagire con i figli, due gemelli e una bambina, del marito Marcos, con la dolcezza e le attenzioni di Fermin verso la moglie. E tutto ciò poi si ripercuote nelle indagini. Indagini che trattano di un omicidio e poi successivamente di un secondo omicidio, collegato alla sparizione delle spoglie del Beato Asercio de Montcada. E tutto questo è avvenuto all'interno del Convento delle sorelle del Cuore Immacolato. A questo punto data la stranezza del caso, Petra e Fermin, i più bravi investigatori della sezione vengono comandati per risolvere l'enigma. Ma cosa si può fare di una "mummia" di un santo? Mettono a frutto tutti i loro modi investigativi e anche altri molto fantasiosi per cercare di risolvere il caso. Si creerà una stretta collaborazione fra l'Ispettore e Madre Guillermina, la reverenda madre del Convento. E' una lettura scorrevole, simpatica e che alla fine farà scoprire al lettore che la causa di tutto ciò che è successo poco ha a che fare con le cose spirituali e molto più a quelle terrene e umane.

martedì 25 agosto 2009

Hotel King's Cross - Londra - Regno Unito

Dunque , soggiornare a Londra è sempre abbastanza problematico a livello economico, ma certo spendere 443 euro per tre notti per una tripla e avere un servizio come quello che andrò a spiegare meglio in seguito, penso che sia veramente disdicevole. Tanto più che questa struttura , catalogata come un tre stelle, è stata premiata dall'ente del turismo londinese, con una stella aggiuntiva, cioè addirittura quattro. Vi dico subito che la zona è una delle meno raccomandbili di Londra, ma noi avevamo necessità di trovare qualcosa molto vicino alla Stazione di King Cross, dato che saremmo arrivati con un volo interno da Inverness all'aeroporto di Luton, non prima delle 23. Poi il volo interno ha avuto un ritardo di un'ora e poco più, per cui siamo arrivati a destinazione dopo le 24 in una zona che poi ho capito perchè intendevano non molto tranquilla.
E qui entriamo nella massima negatività della situazione. La stanza nel complesso non è piccola, ma la pulizia è veramente irrisoria a cominciare dalla moquette e per finire al bagno, dove ogni volta che tiravi la scarico del water, da una mattonella limitrofa usciva del liquido, non voglio aggiungere altro. La veduta? non c'era, dato che eravamo a livello sottoscala. Veramente una cosa brutta. Nella stanza c'è la tv lcd con ricezione di canali satellitari, il necessario per te e caffè, solo che l'acqua del bagno non è potabile. Un letto matrimoniale e un divano letto con un materassino alto poco più di un centimetro. la stato della stanze, moquette compresa, poco più che sufficiente.
Esteticamente l'hotel non si presenta male, anzi è anche ben tenuto. Il personale della reception è gentile e comunque sempre ben disponibile nei confronti del cliente, ma purtroppo la struttura è quella che è.
Dunque parliamo della colazione o meglio di quello che dovrebbe essere chiamate tale. La sala è allo steso piano della stanza dove alloggiavo io, per cui è una sala posta al sottoscala e senza luce naturale. Le bevande vengono servite per mezzo di macchinetta tipo lavazza, ma più grande. Per cui ci sono le classiche bevande tipo cappuccino, mocaccino, cioccolato, te e così via. Da mangiare cornetti, corn flakes e se non finivano prima i panini all'olio. Questa mia ultima considerazione è relativa al fatto che la capo sala colazioni, a nostra richiesta di altri panini, ci ha detto che non c'era più pane e se andava bene ci poteva scaldare qualche toast. Insomma se il buongiorno si vede dalla colazione, si comincia male.
Come posizione è eccellente, nel senso che è posto vicino alla stazione della metro e alla stazione dei treni. Ad appena 100 metri passano molte linee di autobus, per cui ripeto la posizione è ottimale. In zona non ci sono molte cose da vedere, bisogna camminare un pochino, come per poter effettuare un pò di shopping. La posizione non è affatto tranquilla, per esempio una notte alle 4 , ci hanno svegliato persone che parlavano e urlavano poco fuori dall'albergo. La vita notturna non è consigliabile , diciamo che la zona è frequentata da coloro che si guadagnano da vivere facendo il più antico mestiere del mondo, a buon intenditore poche parole.
In definita evitate questo albergo.

sabato 15 agosto 2009

The Conifers - Guest House - Edimburgo

Edimburgo è una città che mi ha colpito molto, in positivo naturalmente. E' bella, sembra una bomboniera. La città è facilmente visitabile, non lontana dall'aeroporto e comunque ben collegata. E logicamente quando tutto gira bene, ruolo non irrilevante è quello di dove alloggiare. Ecco qui abbiamo raggiunto uno dei più alti livelli degli ultimi anni. Dopo aver prenotato, ho letto tante di quelle notizie positive su questa guest house, che avevo paura che tutto fosse troppo vero. Invece è stata una conferma di tutto quello che avevo trovato in giro su internet. Dire che siamo stati bene non rende onore ai padroni di casa, Liz e Paul. Gentili, premurosi, onesti e comunque sempre presenti per qualsiasi richiesta.
Noi alloggiavamo in una stanza con letto matrimoniale, anche se bisogna dire che nel Regno Unito non sono spaziosi come dalle nostre parti, mentre Jacopo aveva un divano letto matrimoniale tutto per se. Appena arrivati abbiamo trovato dei cioccolatini e ci siamo preparati un bel te caldo, dato che fuori pioveva e la signora ha acceso il riscaldamento Tutto questo il 24 di luglio, mentre in Italia il termometro rasentava i 40°. La stanza è grande e molto luminosa, con una finestra a parete a quattro ante. La televisione lcd, aveva una piccola luce di cortesia per vederla meglio durante le ore notturne. A proposito faceva buio alle 23 circa e alle 4,30 del mattino ritornava la luce del giorno. La stanza è tutta bianca, con dei rilievi in stucco sul soffitto e lo stato è ottimo. Il bagno con doccia e asciugacapelli è pulitissimo e ci sono dei campioncini tra shampoo e doccia gel. Per quanto riguarda il letto, la cosa è abbastanza soggettiva, infatti io sono abituato a dormire su uno strato duro, mentre questi erano molto morbidi, però molto curati e puliti.
E' la classica guest house, con una parte della casa, nel caso specifico la posteriore, a disposizione dei titolari, mentre tutto il resto è per i clienti. La casa, con una sala colazione che affaccia direttamente sul giardinetto della casa e con della pareti a finestra, è la classica casa a due piani , con un angolo pieno di opuscoli pubblicitari inerenti le attrazioni di Edimburgo. La casa è tenuta benissimo, si vede la cura e il buon gusto dei proprietari. Come si vede la loro disponibilità nel cercare di metterci a nostro agio. dato che di italiani non ce ne sono stati molti e per non incorrere in qualche problema di incomprensione linguistica, ci hanno fatto parlare con una loro amica italiana la quale a poi spiegato loro le nostre richieste, soprattutto relative alla colazione. Insomma veramente una organizzazione da prendere come esempio.
Ecco qui entriamo in un campo spettacolare, perchè una colazione così non la vedevo da anni. Ogni giorno c'è a disposizione una tripla scelta sui tipi di colazione che si preferiscono. C'è la continentale, cioè la classica con marmellata, brioches, toast, burro, pane, latte, caffè, te e succhi di frutta. Poi c'è la vegetariana, con frutta e verdure grigliate o lessate e per finire, la famosa "scottish breakfast". Premetto che io l'ho presa una sola volta su cinque e poi qualche volta l'ho assaggiata da Jacopo, che dopo questa vacanza è stato ribattezzato o Guida Michelin o "figlio segreto di Vissani". In cosa consiste? Ecco le pietanze: fagioli, bacon, salsiccia, uovo , toast, pomodoro, funghi fritti e formaggio fritto. Una vera bomba calorica che ti permette di arrivare tranquillamente al pasto serale senza sentire assolutamente i morsi della fame. Ma la cura con cui viene presentata la colazione è un altro aspetto positivo. La sala non è molto grande ma spaziosa per le persone che vi siedono e permette, volendo, di scambiare qualche parola con le persone presenti, in quanto si possono scegliere gli orari più comodi, dalle 7 fino alle 9,30, basta segnarli sul foglio di scelta della prima colazione.
La casa affaccia su una strada molto tranquilla, che è sede di parecchie guest house. Proprio di fronte all'ingresso c'è la fermata dell'autobus numero 11. Comunque conviene fare qualche centinaio di metri e arrivare a Leith, la via principale e li passano molti autobus per arrivare , in soli cinque minuti, al centro di Edimburgo. Il parco di Pilrig, che sembra un campo da golf, per quanto è ben tenuto, si trova a pochi passi dalla casa.
La spesa è sta di 100 sterline a notte per tre persone, al cambio attuale 115 euro a notte.
In definita, se un giorno dovessi tornare a Edimburgo ( o Edimbraa, come lo pronunciano loro), non esiterei a tornare ad alloggiare qui e soprattutto invito chi dovesse recarsi a visitare questa bellissima città, a soggiornare al The Conifers Guest House e tutto ciò lo abbiamo anche lasciato scritto nel libro degli ospiti.

venerdì 7 agosto 2009

Ventimila volte grazie

Che dire un altro traguardo è stato raggiunto. I 20.000 visitatori unici. Grazie a tutti coloro che hanno avuto la gentilezza di visitare il mio blog e spero che sia stato utile per tutto quello che hanno letto. E magari qualche volta, anche da anonimi, lasciate un messaggio. Grazie a tutti voi!